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Metalli & Energia I futures dell’ORO hanno chiuso la settimana in ribasso rispetto alla fase iniziale, il metallo è cresciuto infatti di $7 all’oncia durante le contrattazioni di venerdì per chiudere a quota $1,595.10 a New York. A causa della persistente situazione di incertezza in Europa e dei recenti tagli dei tassi d’interesse da parte di alcune banche centrali, molti operatori non intendono affrontare il fine settimana scommettendo sull’andamento dell’oro. Esiste la buona possibilità che durante il fine settimana si assista ad un rialzo dell’oro, e quindi esiste il rischio di rimanere intrappolati sulla sponda sbagliata delle contrattazioni con i mercati chiusi. Queste potenziali riprese del valore dell’oro sono dovute in parte alle ultime notizie riguardanti l’andamento economico cinese. La Cina rilascerà infatti durante il fine settimana i dati riguardanti la produzione industriale di maggio, così come i dati riguardanti le transazioni commerciali. Ulteriori indicazioni in merito ad un rallentamento della seconda economia mondiale più significativo del previsto, potrebbe rinnovare l’interesse nei confronti dell’oro. La possibilità di sconvolgimenti all’interno dell’Eurozona rimane alta e persino il Presidentem Obama è intervenuto questa mattina sull’argomento: è interesse di tutti che la Grecia rimanga nell’eurozona e che rispetta i propri obblighi iniziali. La popolazione greca deve rendersi conto che le difficoltà potrebbero diventare addirittura peggiori abbandonano l’eurozona. Ci si attende che la Spagna questo fine settimana chieda aiuto all’Eurozona per la ricapitalizzazione delle proprie banche in difficoltà. La Spagna sarebbe il quarto Paese a compiere tale azione. Giovedì i contratti relativi alle vendite di oro per agosto hanno perso circa $50 all’oncia, scontrandosi con la barriera dei $1,600 all’oncia, a seguito delle dichiarazioni da parte di Ben Bernanke, a capo delle Fed, che ha affermato di essere pronto ad affrontare nuove politiche di facilitazione monetaria. Il valore del GREGGIO ha subito una lieve perdita in previsione di un rallentamento della crescita economica senza il supporto immediato dal parte della Federal Reserve statunitense. Il petrolio ha chiuso la settimana venerdì a $US84.10 al barile, con la differenza di solo $US1 rispetto alla chiusura della scorsa settimana. Rimane molto vicino ai minimi toccati ad ottobre dello scorso anno. L’aumento della produzione di petrolio e l’indebolimento delle economie con una conseguente diminuzione del consumo di petrolio, oltre alla diffusione di altri tipi di carburante, hanno contribuito alla diminuzione dei prezzi del greggio del 14% nel corso dell’ultimo mese e del 25% rispetto a febbraio. Gli autisti statunitensi hanno comunque molto apprezzato la diminuzione del prezzo del petrolio. I rivenditori hanno continuato ad abbassare i prezzi dal 6 aprile, quando è stato toccato il prezzo massimo di $US3.94 al gallone. La media nazionale è scesa di mezzo cent venerdì per fermarsi a $US3.555, questo secondo l’Oil Price Information Service, AAA, e il Wright Express. Il greggio statunitense ha perso venerdì 72 centesimi, una diminuzione dello 0.8%. Il Brent, utilizzato per la produzione di carburanti negli USA, ha perso 46 centesimi per chiudere a $US99.47.
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